LA RINASCITA DELLA BOLIVIA : contro i veti Usa i muscoli della dignità

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

Bloccato l'acquisto di sei aerei cechi in quanto contengono tecnologia americana. Accordi già stretti con Mosca e annunciati con Pechino. In più cooperazione con l'Iran. «I tempi del servilismo sono finiti». Anche perché ci sono le risorse economiche: le riserve sono al livello record di 8 miliardi di dollari. Ed Evo si avvia a una facile rielezione nelle elezioni di dicembre di fronte a una destra frantumata Morales e il suo vice García Linera si rivolgono a Russia e Cina per rinnovare l'arsenale aereo Se fino a qualche anno fa l'ambasciatore Usa a La Paz era una specie di viceré e metteva becco su tutto, dalla nomina dei ministri chiave fino alla designazione dei capi militari, quel tempo adesso è finito. Almeno questo è quanto non perdono occasione di mostrare le principali autorità boliviane. Oltre che rispecchiare i loro convincimenti, il presidente Evo Morale e il suo vice Álvaro García Linera sanno bene che queste posizioni «antimperialiste» - come la sospensione delle attività della Dea in Bolivia o l'espulsione dell'ambasciatore David Greenlee nel 2008 - incontrano un vasto appoggio politico ed elettorale. «Sono finiti i tempi del servilismo. Quelli di oggi sono i tempi della dignità e lo Stato ha il denaro sufficiente per garantire la sicurezza delle frontiere e entro poco tempo avremo anche gli aerei da guerra di cui abbiamo bisogno», ha precisato qualche giorno fa García Linera davanti a quello che ha denunciato come un veto di Washington sull'acquisto di sei aerei cechi L-159 costruiti con tecnologia Usa. «Voglio che il popolo boliviano e gli ambasciatori europei sappiano che gli Stati uniti non appoggiano affatto la lotta contro il narco-traffico. Se noi avessimo quei sei velivoli dotati di radar, la lotta contro questo crimine sarebbe molto più efficace», ha rincarato Morales rispondendo ai rapporti dei «gringos» che come al solito mettono in dubbio la politica anti-narcotici di Bolivia e Venezuela. «Se sul piano militare non riusciremo a conseguire la tecnologia Usa, ci rivolgeremo alla tecnologia russa o cinese e io vi garantisco che avremo aerei moderni per proteggere le nostre frontiere e per lottare contro il narco-traffico», ha proseguito García Linera, aggiungendo che la Bolivia ha cessato di essere una «wawa», un neonato dipendente dall'esterno, ed è ormai un adolescente «con più muscoli» e risorse. Queste dichiarazioni hanno come sfondo uno dei principali motivi d'orgoglio dell'amministrazione Morales: le riserve internazionali hanno toccato livelli record e oggi sono più di 8000 milioni di dollari a fronte dei 1700 milioni del 2005, l'anno prima dell'arrivo al potere di Evo Morales. Le ragioni? I buoni prezzi delle materie prime anteriormente alla crisi mondiale e i nuovi contratti firmati con le compagnie petrolifere, che hanno aumentato le imposte raccolte dallo Sato. In effetti, una settimana prima di queste dichiarazioni bellicose, il ministro della difesa boliviano, Walker San Miguel, ha annunciato un credito di Mosca per l'acquisto di armamento russo pari a 70 milioni di dollari, e la costruzione di un aereo presidenziale Antonov da 30 milioni di dollari. L'obiettivo è quello di ammodernare un arsenale che non si rinnova dagli anni '70 e che il presidente, costretto oggi a viaggiare in aerei prestati, abbia un suo mezzo di trasporto. Evo ha stretto un'alleanza molto stretta con le forze armate, che si manifesta nelle frequenti sfilate miste di indigeni e militari e nel mantenimento delle missioni in Congo e Haiti, criticate da gran parte della sinistra latino-americana. Giorni fa l'ambasciata Usa a La Paz ha smentito il veto sull'acquisto degli aerei cechi e ha affermato che la richiesta è «in fase di considerazione», oltre a ribadire che gli Stati uniti «appoggiano la lotta contro il narco-traffico in Bolivia». Oltretutto La Paz si è avvicinata a uno dei principali nemici dell' «impero»: l'Iran di Ahmadinejad, che ha visitato la Bolivia nel 2007, è stato ricevuto da Morales come «un compagno rivoluzionario» e ha firmato accordi di cooperazione per 1.3 miliardi di dollari. La settimana scorsa il ministro degli esteri persiano Manuchehr Mottaki è stato a La Paz per rendere operativi quegli accordi e l'altro giorno il ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca ha chiesto al senato - controllato dall'opposizione di destra - di approvarli. Oltre alla collaborazione nel campo degli idrocarburi, gli aiuti della Repubblica islamica dovrebbero convogliarsi sull'installazione di un impianto per la lavorazione del latte, la costruzione di una fabbrica di cemento, l'avvio di un canale televisivo «per i movimenti sociali» - probabilmente nella regione cocalera del Chapare -, e su progetti in campo agro-pecuario e dei fertilizzanti. Intanto però il paese è entrato in clima pre-elettorale in vista delle elezioni di dicembre. L'atmosfera si è già fatta pesante con lo scoppio qualche giorno fa di due lettere-bomba che hanno lasciato due feriti gravi, uno di loro la moglie di Fidel Surco, leader sindacale campesino e uomo di peso nella nomenclatura del potere. Per quanto le ragioni degli attentati - contro un'impresa di ingegneria e un sindacato di autisti - non siano ancora chiari, Evo Morales ha accusato la destra, degli ex-militari e dei sicari peruviani di volere seminare confusione in vista di un processo elettorale in cui il presidente indigeno non ha rivali. Sono addirittura 12 i candidati dell'opposizione che cercheranno - senza nessuna chance - di impedire la rielezione di Morales. Le inchieste d'opinione, per quello che possono valere, danno a Evo il 50%. di Pablo Stefanoni - LA PAZ TRATTO DA WWW.ILMANIFESTO.IT
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