APO OCALAN PREPARA LA ROAD MAP PER LA PACE TRA KURDI E TURCHIA
Eppur si muove. Nonostante il governo turco faccia di tutto per dare al paese un'immagine di stabilità, il paese di Ataturk è in fermento. Migliaia di persone scendono in piazza quasi quotidianamente per chiedere al governo di accettare la proposta di pace del PKK. La società civile si ribella contro l'ingerenza dell'esercito negli affari politici del paese. I sindacati rivendicano il loro ruolo sfidando una legislazione che li penalizza escludendoli da molti luoghi di lavoro. Le donne prendono la parola per dire basta ad una violenza domestica e più in generale di genere sempre più pesante. Gli omosessuali occupano le strade per chiedere rispetto.
Ieri si è aperto il secondo processo Ergenekon. La Gladio turca è alla sbarra e il pm chiede l'ergastolo per i generali Sener Euygur e Hursit Tolon, accusati di essere ai vertici dell'organizzazione che negli anni ha ordinato omicidi, pianificato golpe e fatto "sparire" centinaia di attivisti politici e sindacali. Insieme ai generali altre 54 persone sono imputate. Tra loro giornalisti, il presidente della camera di commercio, la moglie di un giudice della corte costituzionale.
Altri 86 imputati sono sotto processo dallo scorso ottobre. L'udienza di ieri è stata aggiornata al 6 agosto.
Ergenekon è venuta alla luce dopo la scoperta di 27 bombe a mano, il 12 giugno 2007, in una casa di Umraniye, a Istanbul. La casa era di proprietà di un generale dell'esercito in pensione. L'analisi delle bombe ha confermato che erano le stesse utilizzate in un attentato contro la redazione del quotidiano Cumhuriyet.
Ma gli occhi dei commentatori turchi sono da qualche giorno puntati sull'isola di Imrali in cui da 10 anni è detenuto il leader del PKK Abdullah Ocalan, il quale ha fatto sapere tramite i suoi avvocati che tra metà agosto ed il 1 settembre renderà pubblica la sua road map e che spetterà al governo turco accettare o meno.
Il PKK ha prolungato il cessate il fuoco unilaterale fino al 1 settembre per consentire al presidente Ocalan la stesura della "Yol Haritasi", la road map appunto. Il documento conterrà proposte e considerazioni che in questi mesi sono state discusse in Kurdistan, Turchia ed Europa.
Tutti hanno avuto la possibilità di dire la loro (dagli intellettuali alle organizzazioni kurde, dai rappresentanti politici kurdi ai guerriglieri) sulla formulazione di una proposta per una soluzione negoziata del conflitto kurdo-turco.
Murat Karayilan, del comitato centrale del PKK, ha rilasciato un'intervista al giornale Milliyet. "Nessuno può sconfiggere il PKK militarmente e questo è ampiamente dimostrato dal conflitto in atto da ormai 25 anni. Quando entrambe le parti coinvolte avranno cessato le azioni militari, il passo successivo è negoziare con Abdullah Ocalan. Se la Turchia non vorrà farlo, l'alternativa è negoziare con la leadership del PKK. Se anche questo non sarà accettato, l'alternativa è negoziare attraverso il DTP o un comitato di saggi composto da persone rispettate, che potrà avviare un dialogo con lo stato".
Quanto alla deposizione delle armi, come precondizionale Karayilan è chiaro: "Deporre le armi è una fase successiva. Prima le armi devono essere mute e nessuno deve usarle. Quindi comincerà il dialogo." La richiesta del PKK è di "un Kurdistan democratico ed autonomo. Autonomia non significa federazione, non si tratta di ritracciare i confini. Quella che proponiamo è una soluzione che preserva l'unità dello stato".
Ieri si è aperto il secondo processo Ergenekon. La Gladio turca è alla sbarra e il pm chiede l'ergastolo per i generali Sener Euygur e Hursit Tolon, accusati di essere ai vertici dell'organizzazione che negli anni ha ordinato omicidi, pianificato golpe e fatto "sparire" centinaia di attivisti politici e sindacali. Insieme ai generali altre 54 persone sono imputate. Tra loro giornalisti, il presidente della camera di commercio, la moglie di un giudice della corte costituzionale.
Altri 86 imputati sono sotto processo dallo scorso ottobre. L'udienza di ieri è stata aggiornata al 6 agosto.
Ergenekon è venuta alla luce dopo la scoperta di 27 bombe a mano, il 12 giugno 2007, in una casa di Umraniye, a Istanbul. La casa era di proprietà di un generale dell'esercito in pensione. L'analisi delle bombe ha confermato che erano le stesse utilizzate in un attentato contro la redazione del quotidiano Cumhuriyet.
Ma gli occhi dei commentatori turchi sono da qualche giorno puntati sull'isola di Imrali in cui da 10 anni è detenuto il leader del PKK Abdullah Ocalan, il quale ha fatto sapere tramite i suoi avvocati che tra metà agosto ed il 1 settembre renderà pubblica la sua road map e che spetterà al governo turco accettare o meno.
Il PKK ha prolungato il cessate il fuoco unilaterale fino al 1 settembre per consentire al presidente Ocalan la stesura della "Yol Haritasi", la road map appunto. Il documento conterrà proposte e considerazioni che in questi mesi sono state discusse in Kurdistan, Turchia ed Europa.
Tutti hanno avuto la possibilità di dire la loro (dagli intellettuali alle organizzazioni kurde, dai rappresentanti politici kurdi ai guerriglieri) sulla formulazione di una proposta per una soluzione negoziata del conflitto kurdo-turco.
Murat Karayilan, del comitato centrale del PKK, ha rilasciato un'intervista al giornale Milliyet. "Nessuno può sconfiggere il PKK militarmente e questo è ampiamente dimostrato dal conflitto in atto da ormai 25 anni. Quando entrambe le parti coinvolte avranno cessato le azioni militari, il passo successivo è negoziare con Abdullah Ocalan. Se la Turchia non vorrà farlo, l'alternativa è negoziare con la leadership del PKK. Se anche questo non sarà accettato, l'alternativa è negoziare attraverso il DTP o un comitato di saggi composto da persone rispettate, che potrà avviare un dialogo con lo stato".
Quanto alla deposizione delle armi, come precondizionale Karayilan è chiaro: "Deporre le armi è una fase successiva. Prima le armi devono essere mute e nessuno deve usarle. Quindi comincerà il dialogo." La richiesta del PKK è di "un Kurdistan democratico ed autonomo. Autonomia non significa federazione, non si tratta di ritracciare i confini. Quella che proponiamo è una soluzione che preserva l'unità dello stato".
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