L'IMMENSA SETE DI GAZA OCCUPATA

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

L'immensa sete di Gaza occupata


di Michele Giorgio

Il Manifesto, 1 luglio 2009

Gaza – "Guarda, su questo display riceviamo tutti i dati, riusciamo a controllare il funzionamento dell'impianto e possiamo intervenire subito". Alto e robusto, l'ingegnere Ghassan Kishawi parla soddisfatto come un padre che illustri i meriti del figlio. E ha motivo di essere contento. I tre container di colore bianco con i macchinari per la desalizzazione con osmosi inversa, hanno portato nel distretto di al Burej acqua potabile a circa 22mila palestinesi. Potrebbe apparire un numero esiguo di fronte a una popolazione di 1,5 milioni e alla grande sete di Gaza. E invece è uno dei pochi progetti infrastrutturali finalmente operativo (alla fine di maggio), dopo aver superato il blocco asfissiante di Gaza e l'offensiva militare israeliana che a gennaio ha ucciso quasi 1.400 palestinesi (tra i quali centinaia di civili) e distrutto o danneggiato migliaia di case e infrastrutture civili.

A realizzarlo è stata l'ong di Bologna Gvc con un finanziamento di 1,5 milioni di euro messo a disposizione da Echo (Onu), in collaborazione con Terres des Hommes, il Palestinian Hydrology Group, la Palestinian Water Authority e la Costal Municipalities Water Utility. Si trattava di portare acqua potabile a migliaia di civili assetati, eppure ci sono voluti oltre due anni di trattative estenuanti con le autorità israeliane per completare l'impianto di desalinizzazione. L'embargo infatti è durissimo. Il Gvc aveva cominciato a lavorare al progetto nel dicembre 2006 ma aveva dovuto congelare tutto di fronte al boicottaggio israeliano del movimento islamico Hamas, vincitore su Fatah, meno di un anno prima, delle elezioni legislative palestinesi. L'embargo è stato ulteriormente inasprito dopo che Hamas ha preso il controllo completo di Gaza due anni fa. Far entrare nella Striscia tecnologie e pezzi di ricambio resta un'impresa biblica. La spiegazione ufficiale di Israele è di voler "impedire" a Hamas di procurarsi materiali per costruire razzi, in realtà è un boicottaggio politico che colpisce tutta la popolazione palestinese.


In ogni caso l'ong bolognese non si è arresa. "Abbiamo dovuto superare ostacoli enormi ma ora guardiamo avanti - dice Daniela Riva, manager del progetto del Gvc a Gaza - a luglio dovrebbe partire un nuovo programma a Rafah e Khan Yunis per realizzare la rete idrica e quella fognaria. E stiamo scrivendo altri progetti in questo settore che consideriamo prioritario, la situazione è molto critica, va risolta con interventi immediati e strutturali". Se le autorità israeliane lo consentiranno, naturalmente, visto quanto hanno dovuto penare in questi mesi i responsabili palestinesi e delle Nazioni unite per avere il necessario per riparare i danni alle reti idriche nel nord di Gaza, una delle aree più devastate dall'offensiva israeliana "Piombo fuso", a sud di Gaza City e a Rafah sul confine con l'Egitto martellato dai bombardamenti aerei. Decine di migliaia di persone sono rimaste senz'acqua in quelle settimane, andando ad aggiungersi alle molte altre decine di migliaia che l'acqua in casa non l'hanno mai avuta e possono procurarsela solo comprandola dalle famiglie locali proprietarie di pozzi.

"La sete di Gaza è immensa", spiega l'ingegnere Kishawi: "l'unica risorsa idrica disponibile è la riserva sotterranea. Un tempo avevamo anche il Wadi Gaza (un fiumiciattolo di acqua piovana, ndr) ma poi gli israeliani hanno alzato delle dighe nel loro territorio e a noi non è arrivata più acqua". Non dimentichiamo, aggiunge, "che la società israeliana Mekorot controlla anche tutta l'acqua palestinese in Cisgiordania" (un palestinese dispone di meno di 100 metri cubi di acqua contro i 400 di un israeliano, ndr). Ogni anno il consumo a Gaza è di 180 milioni di metri cubi di fronte a una possibilità di accumulazione che non supera gli 80 milioni. "C'è un deficit annuale di circa 100 milioni di metri cubi che sta provocando enormi problemi all'ecosistema e l'aumento rapido della salinità dell'acqua potabile la rende imbevibile", avverte Kishawi.


La concentrazione di sale nell'acqua è espressa dai solidi dissolti totali (Tds) espressi in mg per litro. I livelli che si registrano a Gaza sono drammatici, mediamente intorno ai 2000 Tds ma più si scende a sud e più crescono, con conseguenze per la salute delle persone costrette a bere acqua di fatto non potabile secondo gli standard internazionali. L'osmosi inversa è una delle soluzioni. Viene realizzata con una membrana che trattiene il soluto da una parte impedendone il passaggio e permette di ricavare il solvente puro dall'altra. Con una fine tecnica di filtrazione si rimuovono fosfati, calcio e metalli pesanti. Introducendo questi piccoli impianti di dissalazione dalle acque naturali di Gaza si ottengono acque potabili. Progetti e finanziamenti ci sono ma il futuro resta nelle mani delle autorità israeliane. L'impianto del Gvc, che lavora sul pozzo S72 del comune di al Burej, ha bisogno di un serbatoio in fibra di vetro che attende da mesi l'approvazione israeliana per poter essere trasportato a Gaza, insieme alle soluzioni chimiche e alle parti di ricambio.

Intanto la sete cresce e preoccupa in particolare la condizione delle tante famiglie palestinesi, in molti casi di origine beduina, che vivono nelle zone a ridosso del confine con Israele da dove i militanti palestinesi lanciano razzi artigianali. "Parliamo di civili che vivono dentro o a ridosso del territorio orientale di Gaza, che Israele considera una fascia-cuscinetto e che si estende in larghezza per centinaia di metri - dice Elena Hogan, cooperante del Gvc - è una zona agricola, molto fertile nella quale i movimenti sono limitati al minimo". L'esercito, prosegue Hogan, "non esita ad aprire il fuoco e per i contadini è arduo coltivare le terre". Portare l'acqua in quel territorio è perciò pericoloso e diverse organizzazioni internazionali si tengono alla larga. Chi abita nella "zona-cuscinetto" imposta da Israele spesso rimane senz'acqua, è costretto a scavare pozzi illegali e a bere acqua non controllata.

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