STATO DI PALESTINA ENTRO IL 2011: GERUSALEMME CAPITALE
NON SAPPIAMO SINCERAMENTE SE QUESTA E' LA STRADA PIU' GIUSTA, MA VALE LA PENA DI PUBBLICARE QUESTO ARTICOLO TRATTO DAL MANIFESTO.
I PALESTINESI DEVONO AVERE LA SUA TERRA DOVE VIVERE TRANQUILLI; I POSTI DI BLOCCO DA SEMPRE HANNO PORTATO RIBELLIONE E RIVOLTA.
UNO STATO, UNA TERRA: QUELLA PALESTINESE. IL RESTO E' GIA' COSTRUITO, FATTO, SFRUTTATO ED ADOTTATO DAL CAPITALISMO OCCIDENTALE. QUINDI NON E' DA COSTRUIRE, MA DA RIVEDERE. CHI HA LA PRECEDENZA, UNO STATO CHE ESISE DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ANNI OPPURE UNO STATO CREATO DOPO LA 2 GUERRA MONDIALE ? A VOI LA RISPOSTA.
PALESTINA LIBERA !
Il premier dell'Anp ha presentato il suo piano per l'indipendenza, Netanyahu vuole negoziare con i leader «coraggiosi»
Spinge sull'accelleratore il premier dell'Anp Salam Fayyad che ieri a Ramallah - poco prima dei colloqui a Londra del premier israeliano Netanyahu con il suo omologo britannico Gordon Brown - ha presentato un piano per la costruzione dello Stato di Palestina entro il 2011 in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, con o senza un accordo con Israele. È una mossa che invia segnali diversi e in varie direzioni: all'Amministrazione Obama che forse nel giro di un mese presenterà un suo piano per il conflitto israelo-palestinese, a Israele che vuole una staterello palestinese senza sovranità, ad Hamas ma in modo ambiguo e infine a tutti i palestinesi.
«Abbiamo deciso di avere un atteggiamento più attivo, di affrettare la fine dell'occupazione cercando di creare una nuova realtà sul terreno, facendo emergere il nostro Stato come un fatto che non è possibile ignorare», aveva spiegato Fayyad in un'intervista rilasciata al Times mentre Netanyahu volava a Londra. Con il negoziato non siamo a un punto morto, ha detto il premier, ma le costruzioni nelle colonie ebraiche non sono sospese. In attesa di un accordo le colonie continuano a espandersi, la costruzione del muro (israeliano in Cisgiordania) prosegue, così come la confisca di terre palestinesi o la demolizione di case (arabe) a Gerusalemme». In definitiva, ha spiegato Fayyad, l'Anp non rimarrà per sempre in attesa e, se costretta, proclamerà lo Stato, senza aspettare gli esiti di una trattativa sterile. Poco dopo da Londra Netanyahu ha messo in chiaro che il pallino resta nelle mani di Israele e che i palestinesi l'indipendenza l'avranno soltanto alle sue condizioni. Israele, ha detto Netanyahu a Brown, ha bisogno di «partner palestinesi coraggiosi», ossia di leader dell'Anp che dovranno rinunciare al diritto al ritorno dei profughi, alla sovranità sulla zona palestinese (est) di Gerusalemme e al controllo delle frontiere. «Gerusalemme non è una colonia», ha aggiunto. Netanyahu ha poi escluso che il suo governo possa impedire ai settler di costruirsi nuove case.
All'orizzonte non c'è alcun segnale positivo eppure secondo Fayyad, uno Stato palestinese indipendente «sarebbe possibile» già nel giro di un paio d'anni. Nonostante gli enormi ostacoli, sostiene, i palestinesi devono prendere ora in mano il loro futuro, senza attendere oltre, ha avvertito. «Abbiamo deciso di accelerare la fine dell'occupazione israeliana lavorando duro per costruire realtà positive sul terreno, facendo emergere il nostro Stato come un fatto compiuto che non possa più essere negato», ha spiegato. Il documento di 65 pagine illustrato da Fayyad contiene po' di tutto: un aeroporto nella valle del Giordano, i collegamenti ferroviari con i paesi arabi, la mobilitazione popolare per contrastare la colonizzazione israeliana, l'uguaglianza tra uomini e donne, il rispetto di tutte le fedi religiose. Il premier non ha mancato di fare appello all'unità nazionale senza però saper spiegare cosa farà per trovare una intesa con Hamas che controlla Gaza. «Pensare di poter costruire lo Stato di Palestina sotto occupazione è a dir poco irrealistico - commenta l'analista Mouin Rabbani - non ha senso parlare di sviluppo economico quando i posti di blocco israeliani strangolano le nostre città». Secondo Rabbani, Abu Mazen e Fayyad «in realtà stanno segnalando da un lato all'Amministrazione Obama di essere pronti, e dall'altro dicono alla popolazione che l'Anp non resterà passiva e che giocherà le sue carte di fronte ai rifiuti di Israele»
I PALESTINESI DEVONO AVERE LA SUA TERRA DOVE VIVERE TRANQUILLI; I POSTI DI BLOCCO DA SEMPRE HANNO PORTATO RIBELLIONE E RIVOLTA.
UNO STATO, UNA TERRA: QUELLA PALESTINESE. IL RESTO E' GIA' COSTRUITO, FATTO, SFRUTTATO ED ADOTTATO DAL CAPITALISMO OCCIDENTALE. QUINDI NON E' DA COSTRUIRE, MA DA RIVEDERE. CHI HA LA PRECEDENZA, UNO STATO CHE ESISE DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ANNI OPPURE UNO STATO CREATO DOPO LA 2 GUERRA MONDIALE ? A VOI LA RISPOSTA.
PALESTINA LIBERA !
Il premier dell'Anp ha presentato il suo piano per l'indipendenza, Netanyahu vuole negoziare con i leader «coraggiosi»
Spinge sull'accelleratore il premier dell'Anp Salam Fayyad che ieri a Ramallah - poco prima dei colloqui a Londra del premier israeliano Netanyahu con il suo omologo britannico Gordon Brown - ha presentato un piano per la costruzione dello Stato di Palestina entro il 2011 in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, con o senza un accordo con Israele. È una mossa che invia segnali diversi e in varie direzioni: all'Amministrazione Obama che forse nel giro di un mese presenterà un suo piano per il conflitto israelo-palestinese, a Israele che vuole una staterello palestinese senza sovranità, ad Hamas ma in modo ambiguo e infine a tutti i palestinesi.
«Abbiamo deciso di avere un atteggiamento più attivo, di affrettare la fine dell'occupazione cercando di creare una nuova realtà sul terreno, facendo emergere il nostro Stato come un fatto che non è possibile ignorare», aveva spiegato Fayyad in un'intervista rilasciata al Times mentre Netanyahu volava a Londra. Con il negoziato non siamo a un punto morto, ha detto il premier, ma le costruzioni nelle colonie ebraiche non sono sospese. In attesa di un accordo le colonie continuano a espandersi, la costruzione del muro (israeliano in Cisgiordania) prosegue, così come la confisca di terre palestinesi o la demolizione di case (arabe) a Gerusalemme». In definitiva, ha spiegato Fayyad, l'Anp non rimarrà per sempre in attesa e, se costretta, proclamerà lo Stato, senza aspettare gli esiti di una trattativa sterile. Poco dopo da Londra Netanyahu ha messo in chiaro che il pallino resta nelle mani di Israele e che i palestinesi l'indipendenza l'avranno soltanto alle sue condizioni. Israele, ha detto Netanyahu a Brown, ha bisogno di «partner palestinesi coraggiosi», ossia di leader dell'Anp che dovranno rinunciare al diritto al ritorno dei profughi, alla sovranità sulla zona palestinese (est) di Gerusalemme e al controllo delle frontiere. «Gerusalemme non è una colonia», ha aggiunto. Netanyahu ha poi escluso che il suo governo possa impedire ai settler di costruirsi nuove case.
All'orizzonte non c'è alcun segnale positivo eppure secondo Fayyad, uno Stato palestinese indipendente «sarebbe possibile» già nel giro di un paio d'anni. Nonostante gli enormi ostacoli, sostiene, i palestinesi devono prendere ora in mano il loro futuro, senza attendere oltre, ha avvertito. «Abbiamo deciso di accelerare la fine dell'occupazione israeliana lavorando duro per costruire realtà positive sul terreno, facendo emergere il nostro Stato come un fatto compiuto che non possa più essere negato», ha spiegato. Il documento di 65 pagine illustrato da Fayyad contiene po' di tutto: un aeroporto nella valle del Giordano, i collegamenti ferroviari con i paesi arabi, la mobilitazione popolare per contrastare la colonizzazione israeliana, l'uguaglianza tra uomini e donne, il rispetto di tutte le fedi religiose. Il premier non ha mancato di fare appello all'unità nazionale senza però saper spiegare cosa farà per trovare una intesa con Hamas che controlla Gaza. «Pensare di poter costruire lo Stato di Palestina sotto occupazione è a dir poco irrealistico - commenta l'analista Mouin Rabbani - non ha senso parlare di sviluppo economico quando i posti di blocco israeliani strangolano le nostre città». Secondo Rabbani, Abu Mazen e Fayyad «in realtà stanno segnalando da un lato all'Amministrazione Obama di essere pronti, e dall'altro dicono alla popolazione che l'Anp non resterà passiva e che giocherà le sue carte di fronte ai rifiuti di Israele»
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