TURCHIA - Attesa la settimana prossima la proposta per una soluzione negoziata dell'annoso conflitto turco-kurdo. Ecco i primi dettagli

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

La "road map" di Abdullah Ocalan mette alla prova il governo di Ankara

Gli avvocati di Abdullah Ocalan non sono riusciti a incontrare il loro cliente, mercoledì, nel carcere sull'isola di Imrali. Un altro tentativo è andato a monte ieri, l'imbarcazione era fuori servizio. Bisognerà dunque aspettare ancora per conoscere il testo della "road map", la proposta di pace che il presidente del Partito dei lavoratori kurdo (Pkk) intende lanciare: una proposta di soluzione negoziata dello storico conflitto nel Kurdistan turco.
Qualche dettaglio sui contenuti della proposta però comincia a emergere. Il presidente del Pkk scarta senza mezzi termini "l'ipotesi nord Iraq". "In passato - ha detto ai suoi legali - pensavo che la creazione di uno stato avrebbe risolto i problemi. Ma poi mi sono reso conto che lo stato avrebbe al contrario creato nuovi problemi. Per questo, se mi proponessero uno stato federale come nel sud ("sud Kurdistan", cioè il nord dell'Iraq, ndr) non accetterei. La mia soluzione va oltre, propone un nuovo approccio. Il nostro modello è più vicino a quello europeo, anche se più articolato. Perché neppure il modello europeo è davvero democratico".
Ocalan ha anche voluto sottolineare che "un nuovo periodo è cominciato, nuovo e diverso, importante quanto quello che ha portato alla fondazione della repubblica da parte di Mustafa Kemal Ataturk. (...) una società democratica si va costruendo, la Turchia imparerà la cultura della democrazia. Ci è voluto molto tempo, ma gli esiti saranno positivi. Quello che sarebbe dovuto accadere negli anni '20 avverrà ora".
La proposta di yol haritasi (letteralmente "itinerario") è oggetto di consultazioni con il governo di Ankara, e questa è forse la maggiore novità politica: e di "iniziativa kurda", nome dato dal governo alle sue consultazioni, ormai in Turchia discutono tutti. L''idea che finalmente si possa discutere di una soluzione pacifica ha trovato il consenso di intellettuali e artisti. Nomi importanti come lo scrittore kurdo Yasar Kemal e la cantante turca Sezen Aksu si sono uniti in questi giorni ai molti che si sono detti pronti a sostenere il negoziato.
Lo sforzo, insiste Ocalan, deve coinvolgere tanto il partito kurdo Dtp ("partito della società democratica", che ha raccolto l'eredità del Pkk) quanto i partiti nazionalista (Mhp) e "kemalista" (Chp). Il Dtp "deve capire bene quello che sta accadendo, o sarà schiacciato". I due tradizionali partiti turchi "non dovranno ostacolare questo processo: o lo spirito di questo nuovo periodo li spazzerà via". E il partito di governo, l'Akp di Erdogan, non può aspettare: "Nel giro di qualche mese le reali intenzioni del governo saranno chiare e si chiarirà anche se l'Akp è sincero".
Ocalan dunque esclude l'ipotesi di uno stato federale sul modello iracheno: "Il mio modello di soluzione in poche parole è questo: ci sarà uno stato da una parte, e una nazione kurda democratica dall'altra. I kurdi riconosceranno l'esistenza dello stato \ e lo accetteranno. Lo stato, dal canto suo, accetterà il diritto dei kurdi a essere una nazione democratica. Così potranno incontrarsi a metà strada. Il resto verrà dopo. Questo significa che una società civile dovrà diventare più democratica. E dopo, se lo stato vorrà, potranno esserci bandiere ovunque, servizi ovunque, potrà insegnare turco ovunque. Tuttavia ai kurdi deve essere permesso di associarsi, di esistere come nazione democratica. Se potranno organizzare i loro sport, scuola, organizzazioni religiose, parlamento, municipalità, lo faranno. Una società che non può organizzarsi è una società morta. Ma perché questo processo funzioni bisogna che tutti lavoriamo per farlo funzionare".

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