GAZA: PIOMBO FUSO ANCHE SULLE BANDIERE BIANCHE
Human rights watch denuncia l'uccisione a sangue freddo di civili
Massacrati a sangue freddo dai soldati israeliani mentre camminavano sventolando stracci di colore bianco. Una sorte atroce, subita lo scorso gennaio a Gaza non da militanti armati di Hamas ma da civili, in maggioranza donne e bambini. A denunciarlo ieri, in un rapporto di 63 pagine, è stata l'organizzazione statunitense Human Rights Watch che anticipa di qualche settimana l'ampia relazione che presenterà la commissione guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricata dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani di indagare sulle violazioni e i crimini di guerra compiuti durante l'offensiva israeliana «Piombo fuso» contro Gaza (27 dicembre 2008- 18 gennaio), costata la vita a circa 1.400 palestinesi.
«Si trattava di un gruppo di persone che sventolava magliette o foulard» sostiene Hrw, sottolineando che «tutte le prove disponibili indicano che le forze israeliane avevano il controllo dell'area, in cui in quel momento non era in corso alcuno scontro e non vi erano combattenti palestinesi tra i civili». L'organizzazione per i diritti umani ha dunque sollecitato le autorità israeliane ad aprire un'indagine per fare chiarezza su questi incidenti. Immediata la replica delle forze armate israeliane: il rapporto - ha comunicato l'ufficio del portavoce militare - si basa su «resoconti inaffidabili...L'esercito ha l'ordine di onorare la bandiera bianca, considerata un segno di resa ed ha l'ordine di non colpire chiunque la sventoli». Poco dopo è giunto il commento del ministro della difesa Ehud Barak che ha attribuito ogni colpa al movimento islamico Hamas.
Reazioni scontate, già ascoltate più volte in passato, che, peraltro, non tengono conto che Hrw punta l'indice anche contro Hamas accusandolo di crimini di guerra, per aver sparato razzi sulle città israeliane e per aver usato civili come scudi umani. Israele nega le ultime accuse, così come aveva respinto i rapporti dettagliati su quanto accaduto a Gaza resi pubblici nei mesi scorsi dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani e dalle agenzie umanitarie. Inchieste che hanno accertato l'utilizzo di armi proibite in zone densamente abitate - come le munizioni al fosforo bianco -, alle quali si sono aggiunte anche le rivelazioni fatte da soldati che hanno partecipato a «Piombo fuso» (raccolte in un rapporto presentato a metà luglio dall'associazione israeliana "Breaking the silence"). Forze armate e ministero della difesa continuano a ripetere le operazioni a Gaza si sono svolte nel rispetto dei limiti imposti dalle convenzioni internazionali.
Ciò però non emerge dal rapporto di Hrw che proclama di aver svolto indagini accurate. «Ognuno degli incidenti (riferiti) indica che i soldati israeliani hanno evitato di prendere le precauzioni necessarie per distinguere tra civili e combattenti prima di aprire il fuoco...peggio, i militari hanno deliberatamente sparato contro persone che sapevano essere dei civili», ha spiegato Jowe Stork, vice direttore del desk mediorientale di Hrw. In un caso i soldati hanno sparato contro due donne e tre bambine alle quali avevano ordinato di uscire di casa, uccidendone due. Stork ha spiegato che il racconto dei testimoni è stato verificato con test balistici e con esami attenti delle ferite riportate dai sopravvissuti. In cinque dei sette casi documentati, i militari israeliani hanno aperto il fuoco su gruppetti di civili che camminavano sventolando la bandiera bianca. Infine l'organizzazione americana non manca di criticare le inchieste svolte sino ad oggi dagli israeliani. «Le indagini (dell'esercito) di solito sono fatte di domande rivolte da militari ad altri militari, senza prendere in considerazione testimonianze indipendenti», sottolinea Hrw.
Intanto anche una italiana, Gabriella Giuliari, ha dovuto fare i conti con il nuovo «visto d'ingresso» introdotto dalle autorità israeliane per gli stranieri che vanno in Cisgiordania. Insegnante di Tai Chi, Giuliari il 25 di luglio si apprestava ad attraversare il confine tra Egitto e Israele, per raggiungere poi Nablus, dove ad attenderla c'erano i giovani palestinesi di un associazione locale, desiderosi di apprendere questa particolare forma di ginnastica. Invece al terminal israeliano l'hanno rispedita indietro, senza fornire spiegazioni. Da qualche tempo l' amministrazione "civile" israeliana nei Territori occupati, concede (o rifiuta) visti che consentono di entrare solo nelle aree A e B della Cisgiordania (sotto controllo palestinese totale o parziale) e non più in quelle C (controllate solo dall'esercito israeliano). Con questo visto è possibile fare ingresso nello Stato ebraico solo dopo aver ottenuto un altro permesso del Cogat. In questo modo si filtrano (e si bloccano) i movimenti dei non residenti in Cisgiordania.
TRATTO DA WWW.ILMANIFESTO.IT
Massacrati a sangue freddo dai soldati israeliani mentre camminavano sventolando stracci di colore bianco. Una sorte atroce, subita lo scorso gennaio a Gaza non da militanti armati di Hamas ma da civili, in maggioranza donne e bambini. A denunciarlo ieri, in un rapporto di 63 pagine, è stata l'organizzazione statunitense Human Rights Watch che anticipa di qualche settimana l'ampia relazione che presenterà la commissione guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricata dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani di indagare sulle violazioni e i crimini di guerra compiuti durante l'offensiva israeliana «Piombo fuso» contro Gaza (27 dicembre 2008- 18 gennaio), costata la vita a circa 1.400 palestinesi.
«Si trattava di un gruppo di persone che sventolava magliette o foulard» sostiene Hrw, sottolineando che «tutte le prove disponibili indicano che le forze israeliane avevano il controllo dell'area, in cui in quel momento non era in corso alcuno scontro e non vi erano combattenti palestinesi tra i civili». L'organizzazione per i diritti umani ha dunque sollecitato le autorità israeliane ad aprire un'indagine per fare chiarezza su questi incidenti. Immediata la replica delle forze armate israeliane: il rapporto - ha comunicato l'ufficio del portavoce militare - si basa su «resoconti inaffidabili...L'esercito ha l'ordine di onorare la bandiera bianca, considerata un segno di resa ed ha l'ordine di non colpire chiunque la sventoli». Poco dopo è giunto il commento del ministro della difesa Ehud Barak che ha attribuito ogni colpa al movimento islamico Hamas.
Reazioni scontate, già ascoltate più volte in passato, che, peraltro, non tengono conto che Hrw punta l'indice anche contro Hamas accusandolo di crimini di guerra, per aver sparato razzi sulle città israeliane e per aver usato civili come scudi umani. Israele nega le ultime accuse, così come aveva respinto i rapporti dettagliati su quanto accaduto a Gaza resi pubblici nei mesi scorsi dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani e dalle agenzie umanitarie. Inchieste che hanno accertato l'utilizzo di armi proibite in zone densamente abitate - come le munizioni al fosforo bianco -, alle quali si sono aggiunte anche le rivelazioni fatte da soldati che hanno partecipato a «Piombo fuso» (raccolte in un rapporto presentato a metà luglio dall'associazione israeliana "Breaking the silence"). Forze armate e ministero della difesa continuano a ripetere le operazioni a Gaza si sono svolte nel rispetto dei limiti imposti dalle convenzioni internazionali.
Ciò però non emerge dal rapporto di Hrw che proclama di aver svolto indagini accurate. «Ognuno degli incidenti (riferiti) indica che i soldati israeliani hanno evitato di prendere le precauzioni necessarie per distinguere tra civili e combattenti prima di aprire il fuoco...peggio, i militari hanno deliberatamente sparato contro persone che sapevano essere dei civili», ha spiegato Jowe Stork, vice direttore del desk mediorientale di Hrw. In un caso i soldati hanno sparato contro due donne e tre bambine alle quali avevano ordinato di uscire di casa, uccidendone due. Stork ha spiegato che il racconto dei testimoni è stato verificato con test balistici e con esami attenti delle ferite riportate dai sopravvissuti. In cinque dei sette casi documentati, i militari israeliani hanno aperto il fuoco su gruppetti di civili che camminavano sventolando la bandiera bianca. Infine l'organizzazione americana non manca di criticare le inchieste svolte sino ad oggi dagli israeliani. «Le indagini (dell'esercito) di solito sono fatte di domande rivolte da militari ad altri militari, senza prendere in considerazione testimonianze indipendenti», sottolinea Hrw.
Intanto anche una italiana, Gabriella Giuliari, ha dovuto fare i conti con il nuovo «visto d'ingresso» introdotto dalle autorità israeliane per gli stranieri che vanno in Cisgiordania. Insegnante di Tai Chi, Giuliari il 25 di luglio si apprestava ad attraversare il confine tra Egitto e Israele, per raggiungere poi Nablus, dove ad attenderla c'erano i giovani palestinesi di un associazione locale, desiderosi di apprendere questa particolare forma di ginnastica. Invece al terminal israeliano l'hanno rispedita indietro, senza fornire spiegazioni. Da qualche tempo l' amministrazione "civile" israeliana nei Territori occupati, concede (o rifiuta) visti che consentono di entrare solo nelle aree A e B della Cisgiordania (sotto controllo palestinese totale o parziale) e non più in quelle C (controllate solo dall'esercito israeliano). Con questo visto è possibile fare ingresso nello Stato ebraico solo dopo aver ottenuto un altro permesso del Cogat. In questo modo si filtrano (e si bloccano) i movimenti dei non residenti in Cisgiordania.
TRATTO DA WWW.ILMANIFESTO.IT
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