PARLA IL RABBINO ASHERMAN, AMICO DEI PALESTINESI

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

Parla il rabbino Asherman, amico dei palestinesi
Qualche centinaio di persone ha partecipato alla fiaccolata di lunedì per fermare la pulizia etnica in corso a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme est. Le famiglie Ghawi e Hanoun vivono per strada da domenica 2 agosto quando i soldati sono entrati nelle loro case e li hanno cacciati con violenza, per permettere l'ingresso poco dopo di alcuni ebrei ortoddosi. Alla manifestazione hanno partecipato anche attivisti israeliani, fra cui il rabbino Arik Asherman, presidente dell'associazione «rabbini per i diritti umani»(RHR), fondata vent'anni fa con l'intento di dare supporto ai palestinesi e di denunciare cosa sta facendo illegalmente il loro governo.
Alla fine della fiaccolata, Arik è stato arrestato, con l'accusa di aver insultato un soldato e di aver organizzato una marcia non autorizzata. «Mi hanno picchiato e insultato, dandomi della bestia e del frocio, ma adesso posso ricominciare a lavorare», ha poi detto. Questa associazione non solo cerca di aiutare dal punto di vista legale i palestinesi sfrattati, come le famiglie Ghawi e Hanoun, ma tenta anche di spiegare agli israeliani cosa si possa fare per fermare il progetto di unificazione di Gerusalemme est e ovest in un unico cordone ebraico. «È necessario che le case vengano restitutite alle famiglie perché i documenti di origine ottomana che attestano la proprietà sono originali e devono valere. Non mi interessa cosa ci fosse prima del 1948. Non c'è nessuna giustificazione all'occupazione degli ortodossi di queste case: chi ci va a vivere non sono famiglie di senza tetto, ma giovani, ragazzini, che hanno come solo scopo quello di affermare un ideale basato sul fanatismo religioso, che materialmente si concretizza nell'attuazione della continuità territoriale fra Gerusalemme est e ovest. Questa è la loro missione». Arik aggiunge che «purtroppo questi palestinesi non torneranno a casa molto presto. Conosco il sistema legale israeliano: la burocrazia è solo l'ennesimo strumento usato dal governo per impedire ai palestinesi di far valere i loro diritti. E quello accaduto ai Ghawi e agli Hanoun è solo la punta dell'iceberg».
Arik racconta di come sia difficile trovare supporto ed essere capiti dagli israeliani, che vivono in un'ignoranza dilagante e che non riescono ad accettare che un rabbino possa essere addirittura amico di un palestinese. La loro battaglia è fatta anche di questo: rompere il pregiudizio e mostrare agli israeliani che le case dei palestinesi vengono davvero distrutte e che alcuni di loro vivono davvero per strada. «Nonostante tutto, resto ancora convinto che i fanatici religiosi siano solo una minoranza in Israele e che il nostro sistema educativo possa ancora fare molto per spiegare ai giovani qual è la storia del nostro paese e ai soldati che non sono costretti ad eseguire gli ordini impartiti dall'alto». Il rapporto fra gli attivisti israeliani e le famiglie palestinesi è solido e basato sulla massima fiducia: «Conosco Maher Hanoun dal 2002 e abbiamo passato molto tempo insieme, in quella che era la sua casa, a parlare di come risolvere la situazione. Purtroppo abbiamo perso. Ma ho ancora la speranza di riuscire a cambiare qualcosa in questo paese. È l'ennesima bruciante sconfitta della nostra democrazia».




TRATTO DA WWW.ILMANIFESTO.IT
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