FIDEL: 7 PUGNALI NEL CUORE DELL'AMERICA

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

Fidel Castro Ruz

Cubadebate

Tratto da www.rebelion.org, traduzione Andrea Grillo



Leggo e rileggo dati e articoli elaborati da personalità intelligenti, più o meno famose, che scrivono per diversi media e ricavano informazioni da fonti che nessuno mette in discussione.

I popoli che abitano il pianeta, in ogni sua parte, corrono rischi economici, ambientali e bellici che derivano dalla politica degli Stati Uniti, ma in nessun'altra regione della Terra si vedono minacciati da problemi così gravi come i loro vicini, i popoli che si trovano in questo continente a Sud di questo Paese egemone.

La presenza di un impero così potente, che in ogni continente e oceano dispone di basi militari, portaerei e sottomarini nucleari, navi da guerra moderne e sofisticati aerei da combattimento, dotati di ogni genere di arma, centinaia di migliaia di soldati il cui governo rivendica per loro l'assoluta impunità, costituisce il più importante mal di testa per qualsiasi governo, sia di sinistra che di centro o di destra, alleato o no degli Stati Uniti.

Il problema, per noi che siamo loro vicini, non è che là si parli un'altra lingua o che sia una nazione differente. Ci sono nordamericani di tutti i colori e di tutte le origini. Sono persone uguali a noi e capaci di qualsiasi sentimento in un senso o nell'altro. La cosa drammatica è il sistema che è stato creato là e che è stato imposto a tutti. Tale sistema non è una novità quanto all'uso della forza e ai metodi di dominio che si sono affermati nel corso della storia.  Ciò che è nuovo è l'epoca in cui viviamo. Affrontare questo tema partendo da punti di vista tradizionali è un errore e non aiuta nessuno. Leggere e conoscere quello che pensano i difensori del sistema è illuminante, perché significa acquisire coscienza della natura di un sistema che si regge sul costante richiamo all'egoismo e agli istinti più elementari delle persone.

Se non esistesse la convinzione del valore della coscienza e della sua capacità di prevalere sugli istinti, non si potrebbe esprimere neanche la speranza di un cambiamento in qualsiasi periodo della brevissima storia dell'uomo. E non si potrebbero neanche capire i terribili ostacoli che si trovano di fronte i diversi leader politici nelle nazioni latinoamericane o iberoamericane dell'emisfero. In definitiva, i popoli che vivevano in questa area del pianeta da decine di migliaia di anni, fino alla famosa scoperta dell'America, non avevano niente dei latini, degli iberici o degli europei; i loro tratti erano più simili a quelli asiatici, da dove erano arrivati i loro antenati. Oggi li vediamo nelle facce degli indios del Messico, Centroamerica, Venezuela, Colombia, Ecuador, Brasile, Perù, Bolivia, Paraguay e Cile, un Paese dove gli araucani scrissero pagine incancellabili. In determinate zone del Canada e in Alaska conservano le loro radici indigene con tutta la purezza possibile. Ma nel territorio principale degli Stati Uniti gran parte dei vecchi abitanti furono sterminati dai conquistatori bianchi.

Come tutti sanno, milioni di africani furono rapiti dalle loro terre per lavorare come schiavi in questo emisfero. In alcune nazioni come Haiti e gran parte delle isole dei Caraibi, i loro discendenti costituiscono la maggioranza della popolazione. In altri Paesi ne rappresentano un ampio settore. Negli Stati Uniti i discendenti di africani ammontano a decine di milioni di cittadini che, di solito, sono i più poveri e discriminati.

Nel corso dei secoli questa nazione ha reclamato diritti privilegiati sul nostro continente. Negli anni di Martí cercò di imporre una moneta unica basata sull'oro, un metallo il cui valore è stato il più costante nella storia. Il commercio internazionale, in generale, si basava su di esso. Oggi neanche questo. Dagli anni di Nixon, il commercio mondiale si serve del biglietto di carta stampato dagli Stati Uniti: il dollaro, una valuta che oggi vale circa 27 volte meno che all'inizio degli anni ‘70, uno dei tanti modi per dominare e truffare il resto del mondo. Oggi, però, altre valute stanno sostituendo il dollaro nel commercio internazionale e nelle riserve di moneta convertibile.

Se da una parte la valuta dell'impero si svaluta, dall'altra le sue riserve di forze militari crescono. La scienza e la tecnologia più moderne, monopolizzate dalla superpotenza, sono orientate in grado considerevole allo sviluppo degli armamenti. Attualmente non si parla solo di migliaia di proiettili nucleari, o del potere distruttivo moderno delle armi convenzionali; si parla di aerei senza piloti, con un equipaggio di automi. Non si tratta di semplici fantasie. Sono già state usate alcuni aeronavi di questo tipo in Afghanistan e in altri  posti. Recenti rapporti indicano che in un futuro relativamente prossimo, nel 2020, molto prima che la calotta dell'Antartide si sciolga, l'impero, tra i suoi 2.500 aerei da guerra, progetta di disporre di 1.100 aerei da combattimento F-35 e F-22, nelle loro versioni da caccia e bombardieri della quinta generazione. Per avere un'idea di questo potenziale, basta dire che quelli a disposizione nella base di Soto Cano, in Honduras, per l'addestramento dei piloti di questo Paese, sono F-5; quelle che hanno fornito alle forze aeree del Venezuela prima di Chávez, al Cile e ad altri Paesi, erano piccole squadriglie di F-16.

Cosa ancora più importante, il progetto dell'impero è che entro 30 anni tutti gli aerei da combattimento degli Stati Uniti, dai caccia ai bombardieri pesanti agli aerei cisterna, avranno un equipaggio di robot.

Questa potenza militare non è una necessità del mondo, è una necessità del sistema economico che l'impero impone al mondo.

Chiunque può capire che se gli automi possono sostituire i piloti da combattimento, possono anche sostituire gli operai in molte fabbriche. Gli accordi di libero commercio che l'impero cerca di imporre ai Paesi di questo emisfero implicano che i loro lavoratori dovranno competere con la tecnologia avanzata e i robot dell'industria yankee.

I robot non fanno sciopero, sono obbedienti e disciplinati. Abbiamo visto in televisione macchine che raccolgono le mele e altra frutta. La domanda va fatta anche ai lavoratori nordamericani: dove saranno i posti di lavoro? Qual è il futuro che il capitalismo senza frontiere, nella sua fase avanzata di sviluppo, riserva ai cittadini?

Alla luce di questa e altre realtà, i governanti dei Paesi di UNASUR, MERCOSUR, Gruppo di Rio e altri, non possono fare a meno di prendere in considerazione la giustissima domanda venezuelana: che senso hanno le basi militari e navali che gli Stati Uniti vogliono dislocare intorno al Venezuela e nel cuore del Sudamerica? Ricordo che diversi anni fa, quando tra Colombia e Venezuela, due nazioni sorelle per  geografia e per storia, le relazioni si fecero pericolosamente tese, Cuba promosse tacitamente importanti passi per la pace tra i due Paesi. Mai noi cubani promuoveremo la guerra tra Paesi fratelli. L'esperienza storica, il destino manifesto proclamato e applicato dagli Stati Uniti, e la fragilità delle accuse contro il Venezuela di fornire armi alle FARC, associate alle trattative col proposito di concedere sette punti del suo territorio per uso aereo e navale delle Forze Armate degli Stati Uniti, obbligano inevitabilmente il Venezuela a investire in armi risorse che potevano essere impiegate nell'economia, nei programmi sociali e nella cooperazione con altri Paesi dell'area con minore sviluppo e risorse. Non si arma, il Venezuela, contro il popolo fratello della Colombia, si arma contro l'impero, che ha già cercato di distruggere la Rivoluzione e oggi intende installare nelle vicinanze della frontiera venezuelana le sue armi sofisticate.

Sarebbe un grave errore pensare che la minaccia sia solo contro il Venezuela; è diretta a tutti i Paesi del Sud del continente. Nessuno potrà eludere questo tema e così si sono espressi diversi di loro.

Le generazioni presenti e future giudicheranno i loro leader per il comportamento che adotteranno in questo momento. Non si tratta solo degli Stati Uniti, ma degli Stati Uniti e del sistema. Che cosa offre? Che cosa cerca?

Offre l'ALCA, cioè la rovina anticipata di tutti i nostri Paesi, libera circolazione di beni e di capitale, ma non libera circolazione di persone. Ora hanno il timore che la società opulenta e consumista sia inondata di latini poveri, indios, neri e mulatti o bianchi senza lavoro nel proprio Paese. Restituiscono tutti quelli che commettono reati o che sono di troppo. Li uccidono molte volte prima che entrino, o li rimandano indietro come pecore quando non ne hanno bisogno; 12 milioni di immigrati latinoamericani o caraibici sono illegali negli Stati Uniti. Una nuova economia è nata nei nostri Paesi, specialmente nei più piccoli e poveri: quella delle rimesse. Quando c'è crisi, questa colpisce soprattutto gli immigrati e i loro familiari. Genitori e figli sono crudelmente separati a volte per sempre. Se l' immigrato è in età da servizio militare, gli concedono la possibilità di arruolarsi per combattere a migliaia di chilometri di distanza, "in nome della libertà e della democrazia". Al ritorno, se non muoiono, gli concedono il diritto di essere cittadini degli Stati Uniti. Dato che sono ben addestrati gli offrono la possibilità di essere assunti non come soldati ufficiali, ma come soldati civili delle imprese private che prestano la loro opera nelle guerre imperiali di conquista.

Esistono altri gravissimi pericoli. Arrivano di continuo notizie di emigranti messicani e di altri Paesi della nostra area che muoiono cercando di attraversare l'attuale frontiera tra Messico e Stati Uniti. La quota di vittime ogni anno supera abbondantemente il totale di quelli che hanno perso la vita nei quasi 28 anni di esistenza del famoso muro di Berlino.

La cosa ancora più incredibile è che quasi non circola per il mondo la notizia di una guerra che costa in questo momento migliaia di vite ogni anno. Sono già morti, nel 2009, più messicani rispetto ai soldati nordamericani che sono morti nella guerra di Bush contro l'Iraq nell'intero periodo della sua amministrazione.

La guerra in Messico è scoppiata a causa del più grande mercato di droga che esiste al mondo: quello degli Stati Uniti. Ma nel loro territorio non c'è una guerra tra la polizia e le forze armate contro i narcotrafficanti. La guerra è stata esportata in Messico e in Centroamerica, ma specialmente nel Paese azteco, più vicino al territorio degli Stati Uniti. Le immagini di cadaveri ammucchiati che vengono diffuse dalla televisione  e le notizie che arrivano di persone assassinate nelle stesse sale operatorie dove cercavano di salvargli la vita, sono orribili. Nessuna di queste immagini viene dal territorio nordamericano.

Questa ondata di violenza e sangue si estende in maggiore o minor misura nei Paesi del Sudamerica. Da dove proviene il denaro se non dall'inesauribile sorgente che scaturisce dal mercato nordamericano? A sua volta, il consumo tende anche a estendersi agli altri Paesi dell'area, causando più vittime e più danni indiretti rispetto all'AIDS, alla malaria e ad altre malattie messe insieme.

I piani imperiali di dominio sono preceduti da enormi somme assegnate ai compiti di mentire e disinformare l'opinione pubblica. Per questo contano sulla totale complicità dell'oligarchia, della borghesia, della destra intellettuale e dei mezzi di comunicazione di massa.

Sono esperti nel diffondere gli errori e le contraddizioni dei politici.

La sorte dell'umanità non deve restare nelle mani di robot trasformati in persone o di persone trasformate in robot.

Nell'anno 2010 il governo degli Stati Uniti spenderà 2 miliardi e 200 milioni di dollari tramite il Dipartimento di Stato e la USAID per promuovere la sua politica, il 12% in più di quelli ricevuti dal governo di Bush nell'ultimo anno del suo mandato. Di questi, quasi 450 milioni saranno destinati a dimostrare che la tirannia imposta al mondo significa democrazia e rispetto dei diritti umani.

Fanno costantemente appello all'istinto e all'egoismo degli esseri umani; disprezzano il valore dell'educazione e della coscienza. E' evidente la resistenza mostrata dal popolo cubano per 50 anni. Resistere è l'arma alla quale non possono mai rinunciare i popoli; i portoricani sono riusciti a fermare le manovre militari a Vieques, mettendosi nel poligono di tiro.

La patria di Bolívar è oggi il Paese che li preoccupa di più, per il suo ruolo storico nelle lotte per l'indipendenza dei popoli d'America. I cubani che prestano lì la loro opera come specialisti della salute, educatori, professori di educazione fisica e sport, informatica, tecnici agricoli, e in altri campi, devono dare tutto nel compimento dei loro doveri internazionalisti, per dimostrare che i popoli possono resistere ed essere portatori dei principi più sacri della società umana. Altrimenti l'impero distruggerà la civiltà e la specie stessa.

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