ETA: 50 ANNI DOPO

Publié le par Centro di Solidarietà Internazionalista

  • APERTURA   |   di Alfonso Botti
    EUSKADI TA ASKATASUNA
    50 anni dopo. Il sanguinoso compleanno dell Eta basca
    La nascita su posizioni democratiche, pacifiche e federaliste. Lo zenit con l'attentato a Carrero Blanco del '73. La deriva terrorista dopo la transizione post-franchista. Fino agli attentati di Burgos e Maiorca L'ANNIVERSARIO Il tormentato percorso del gruppo indipendentista nato il 31 luglio del '59
    Euskadi ta Askatasuna (ETA), «Patria basca e libertà», nasce alla fine degli anni '50. Nel gruppo confluiscono giovani del Partito nazionalista basco (PNV), studenti e intellettuali provenienti da Ekin (Fare). Ha inizialmente un carattere moderato. Si presenta come apolitica, aconfessionale, democratica e favorevole dell'autodeterminazione di Euskadi. Siamo nell'estate del '59 e se scelgono come data di fondazione la festività di Sant'Ignazio di Loyola (31 luglio) non è per devozione al fondatore della Compagnia di Gesù, ma perché in quella data, 64 anni prima, Sabino Arana, lui sì devoto e integralista cattolico, aveva fondato il PNV. Si tratta quindi della rinascita e rifondazione del nazionalismo basco.
    Il gruppo si dedica inizialmente allo studio e ad azioni dimostrative. Quando decide di passare all'azione tentando di far deragliare un treno carico di ex combattenti franchisti, il 18 luglio del '61, lo fa dopo aver preso le necessarie precauzioni per evitare vittime. Guardano alle lotte di liberazione dei paesi del Terzo mondo (Indocina, Algeria, Congo e Cuba), ma ancora nella prima assemblea del 1962, il gruppo si attesta su posizioni democratiche, federaliste europee, antirazziste e antimilitariste. Gli scioperi del '62 avvicinano l'ETA al movimento operaio e accentuano la sua curvatura anticapitalista, che la III assemblea sancisce nel '63.
    Le tre componenti
    Nei mesi successivi l'organizzazione recepisce le idee che Federico Krutwig fissa nel libro Vasconia (1963), che ridefinisce il nazionalismo in chiave etnica, teorizzando per la prima volta la necessità di ricorrere alle armi per contrarrestare la denazionalizzazione dei territori baschi. Tanto che già nella III assemblea del '64, l'ETA adotta una linea rivoluzionaria e anticolonialista. Sono tre le componenti che si trovano a convivere nell'organizzazione in questo momento e almeno fino alla IV assemblea del '64 che opera la scelta socialista e marxista: quella terzomondista, quella convinta della necessità di operare in stretta relazione con le lotte operaie e quella etnicistica.
    Ma la convivenza ha breve durata per l'impossibilità di conciliare la classe con la nazione. Stare con la classe operaia vuol dire, infatti, lottare assieme ai sindacati e ai partiti clandestini di sinistra spagnoli, mettendo in secondo piano la nazione. Unirsi ai nazionalisti moderati del PNV, vuol dire rompere il fronte operaio.
    Di qui la prima delle numerosissime scissioni che contraddistingue la storia dell'ETA, durante la V assemblea che si svolge in due fasi e che vede al termine della prima, nel '66, la sconfitta e uscita del settore favorevole all'unità di classe; al termine della seconda, nel '67, l'affermazione, su quella etnicista, della linea terzomondista, fautrice della guerra rivoluzionaria di liberazione nazionale.
    L'avvio della lotta armata
    In attuazione del programma, l'ETA intensificava la propria attività giungendo alla prova del fuoco il 7 giugno del 1968, quando, fermato a posto di blocco, Txabi Echebarrieta, la cui linea aveva prevalso nella V assemblea, fa fuoco su una guardia civile, uccidendola e venendo ucciso a sua volta poche ore dopo in uno scontro con le forze dell'ordine. Il 2 agosto l'ETA elimina il commissario Manzanas, collaboratore della Gestapo ai tempi della repubblica di Vichy e noto torturatore degli antifranchisti. La repressione che segue disarticola l'organizzazione, quasi smantellandola.
    Al resto pensano le lotte interne fra le varie anime, che toccano il culmine nella VI assemblea del '70, che fa registrare assenze, espulsioni, contro-espulsioni e la nascita di un'altra ETA che si richiama alla V assemblea. Divisa e debilitata dalla repressione, l'organizzazione conosce mesi di grandi difficoltà. A ridarle fiato provvede il regime franchista con il processo di Burgos per l'uccisione di Manzanas nel dicembre del '70, che permette all'organizzazione di presentarsi all'opinione pubblica mondiale come punta avanzata della lotta contro la dittatura. A trarne vantaggio e a rafforzarsi non è però l'ETA uscita dalla VI assemblea, che finirà per sciogliersi nei gruppi dell'estrema sinistra, ma l'ETA che si richiama alla V. Essa assume caratteristiche spiccatamente militari sotto la direzione di Argala, ideatore e principale esecutore dell'attentato che porta alla morte di Carrero Blanco, delfino di Franco, il 20 dicembre 1973. L'attentato segna anche il momento in cui l'opinione democratica e antifascista internazionale a favore dell'ETA tocca lo zenit.
    Dal processo di Burgos, passando per l'attentato contro Carrero Blanco, alla fucilazione di cinque militanti antifranchisti, tra cui due militanti dell'ETA, il 27 settembre 1975, i democratici e gli antifascisti europei sono tutti un po' baschi, identificano la lotta dei baschi con quella dell'ETA e questa con la lotta antifranchista.
    Nel frattempo, il 13 settembre 1974, l'ETA ha fatto esplodere un ordigno in un bar madrileno solitamente frequentato da poliziotti. Le 14 vittime sono però tutte civili. Si tratta di un salto di qualità premonitore. È la prima volta che l'ETA colpisce indiscriminatamente. L'impatto è enorme dentro la stessa organizzazione che conosce l'ennesima scissione tra un'ETA politico-militare (pm) che punta alla mobilitazione su entrambi i terreni, e un'ETA militare (m) con obiettivi esclusivamente militari.
    L'occasione perduta
    Contrariamente alle convinzioni e attese di tanti, la morte di Franco il 20 novembre '75, due amnistie, l'avvio della transizione democratica e il suo approdo a uno Stato decentrato dal punto di vista politico-amministrativo con la costituzione del 1978, non segnano la fine della lotta armata. Certo la transizione è meno indolore di come la si è solitamente rappresentata, forti sono gli elementi di continuità con l'apparato repressivo del franchismo, il nazionalismo basco non vede riconosciuto quel diritto all'autodeterminazione sul quale comunisti e socialisti avevano convenuto in precedenza. I limiti della transizione troveranno una conferma nei GAL (Gruppi antiterroristi di liberazione) che, con la connivenza di settori deviati dello Stato, condurranno in modo illegale la lotta al terrorismo, macchiandosi di numerosi crimini. Con tutto ciò la nuova situazione offre un quadro completamente diverso, di agibilità democratica, anche per le posizioni più radicali purché non violente, che il grosso dell'ETA misconosce e delle quali rinuncia ad approfittare. Ciò mentre una parte dell'ETA (pm) coglie il significato della nuova situazione e intraprende un lento cammino che la porterà all'abbandono della lotta armata nel 1982. L'ETA (m), di contro, da una parte pilota la creazione nel '78 della coalizione elettorale Herri Batasuna, dall'altra sferra un'offensiva proprio negli anni cruciali per la democrazia spagnola, mietendo 68 vittime nel 1978, 76 nel 1979 e 91 nel 1980. In considerazione dell'esito non scontato della transizione spagnola e della necessità di consolidare la democrazia, sulla quale grava la minaccia militare (come poi avverrà il 23 febbraio 1981 con il golpe del colonnello Tejero), l'obbiettivo che l'ETA persegue appare chiaro: spostare l'asse politico a destra, perché è in un quadro autoritario che le spinte indipendentiste possono trovare un più favorevole terreno di cultura. Negli stessi anni l'ETA cerca di cavalcare il movimento ecologista. La transizione segna, comunque, anche per l'ETA una nuova fase. Se prima aveva puntato su una lotta rivoluzionaria per la liberazione nazionale, dal '78 l'obbiettivo diventa quello di mettere sotto pressione lo Stato, logorarlo e costringerlo a negoziare.
    Ancora quella
    Gli snodi successivi da richiamare in questa sintetica ricostruzione sono almeno i seguenti.
    Anzitutto il Patto di Anjuria-Enea (1988) tra forze nazionaliste democratiche e non nazionaliste nei paesi baschi, che isola l'ETA ed Herri Batasuna. In secondo luogo, la cattura in Francia nel marzo del 1992 dell'intero gruppo dirigente dell'ETA, che pare così giunta al capolinea. Poi la nuova piattaforma, Alternativa democrática, della primavera del 1995 che lascia trapelare un nuovo interesse dell'ETA per la dimensione politica a scapito di quella militare. Indi, vero momento di svolta per la mobilitazione dell'opinione pubblica spagnola in chiave antiterrorista, l'assassinio a sangue freddo del giovane consigliere comunale del Partido Popular, Miguel Ángel Blanco, il 12 luglio '97.
    A 12i anni da allora, dopo una prima tregua proclamata nel settembre '98 e conclusasi nel dicembre dell'anno successivo e una seconda bruscamente interrotta dall'attentato all'aeroporto di Barajas il 30 dicembre 2006, nonostante gli arresti a catena che hanno decapitato a ripetizione i vertici dell'organizzazione, l'ETA resta ancora quella. Sempre più isolata, sempre più priva di idee e di prospettive politiche, ma ancora capace di seminare morte.
    Tanti sono gli attentati mortali attribuiti all'Eta, il gruppo indipendentista del Paese basco spagnolo, in questi cinquant'anni dalla sua nascita, il 31 luglio del 1959. L'ultimo due giorni fa a Maiorca, con due vittime.



    TRATTO DA "IL MANIFESTO.IT"
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